FAQ

Per orientarti nella scelta dell’organizzazione alla quale iscriverti puoi valutare questi aspetti:

l’ambito territoriale  di intervento (internazionale, nazionale, regionale, comunale),

la tipologia di eventi per i quali si interviene,

l’ eventuale specializzazione operativa dell’organizzazione (sub, cinofili, AIB), 

il livello di partecipazione alle attivitĂ  istituzionali, la disponibilitĂ  richiesta ai volontari

la vicinanza della sede dell’associazione alla propria abitazione.

Contatta direttamente l’organizzazione di tuo interesse per richiedere informazioni sulle modalitĂ  di iscrizione e sull’esistenza di eventuali limitazioni (ad esempio il requisito della maggiore etĂ  ai fini dell’iscrizione).

Per contribuire agli interventi nelle zone colpite da disastri è necessario far parte di un’organizzazione di volontariato giĂ  addestrata all’intervento.

In questi casi, infatti, il contributo dei singoli non facilita le azioni di soccorso. Se sei già iscritto a un’organizzazione, rivolgiti al tuo referente per richiedere indicazioni.

Se invece hai deciso di offrire aiuto per la prima volta, devi prima iscriverti a un’organizzazione di volontariato di protezione civile inserita nell’Elenco centrale o negli Elenchi territoriali.

Nelle Regioni dove il NUE non è attivo, puoi rivolgerti a Carabinieri (112), Polizia (113), Vigili del Fuoco (115), Guardia di Finanza (117), Servizio Sanitario di Urgenza (118), Guardia Costiera (1530), Emergenza Ambientale (1515) secondo gli ambiti di competenza.

Le AutoritĂ  di protezione civile che si attivano in emergenza sono: Sindaco, Prefettura, Provincia, Regione e Stato, in base alla tipologia di eventi da fronteggiare.

Eventi tipo A: sono quelli gestibili a livello locale, dove il Sindaco è la prima autoritĂ  di Protezione Civile. In questi casi il Sindaco può decidere di istituire il COC – Centro Operativo Comunale per coordinare al meglio la gestione dell’evento (es. caduta massi, interruzione di strada per colata di fango, ecc.).

Eventi tipo B: sono quegli eventi che il Sindaco non riesce a gestire in modo autonomo e per cui intervengono gli organi superiori (Prefettura, Provincia, Regione).

In ambito prefettizio è possibile che si attivino i CCS – Centri Coordinamento Soccorsi dai quali potrebbero dipendere altri centri operativi misti. Inoltre, in questo caso, potrebbe essere prevista l’attivazione della sala operativa regionale.

Eventi tipo C: sono gli eventi che non possono essere gestiti con le sole risorse delle Regioni e che richiedono l’intervento dello Stato.

In questo caso, per fronteggiare l’emergenza, il Presidente del Consiglio dei Ministri opera attraverso il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

Per maggiori informazioni, consulta l’art. 3 del Dlgs 1/2018.

In qualitĂ  di prima AutoritĂ  di protezione civile sul territorio di competenza, il Sindaco attiva i Piani di protezione civile, informa i cittadini sulle situazioni di rischio e decide le azioni da intraprendere per tutelare la popolazione.

Pertanto, sulla base delle allerte meteo o a seguito di incendi o terremoti, il Sindaco può disporre la chiusura delle scuole e attivare tutte le misure di salvaguardia della popolazione previste nel Piano di protezione civile.

Il Piano di protezione civile è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio.

Solitamente, i Comuni conferiscono l’incarico di predisporre il Piano a un tecnico di fiducia con competenze in materia (ad es. ingegnere, geologo, architetto) o a un tecnico comunale (senza compenso) che conosce bene il territorio e le problematiche ad esso connesse.

Il Dipartimento della Protezione Civile non ha competenza sulla pianificazione di protezione civile a livello comunale e i Comuni non hanno obbligo di informare il Dipartimento in merito.

Dunque, per avere informazioni sul Piano di protezione civile rivolgiti al tuo Comune o, in alternativa, alla Protezione civile della tua Regione, alla Prefettura o alla Provincia

Puoi consultare l’elenco degli stati di emergenza, suddivisi per tipo di rischio, sul sito internet della protezione civile: https://www.protezionecivile.gov.it/it/

Le modalità di verifica dei danni variano a seconda della tipologia e dell’estensione territoriale dell’evento calamitoso.

Ad ogni modo, i Vigili del Fuoco effettuano verifiche preliminari, sia su specifica richiesta di soccorso tecnico urgente da parte dei cittadini, sia con una ricognizione piĂš estesa per individuare le situazioni piĂš rischiose.

In particolare, a seguito di un sisma, i Vigili del Fuoco avviano una prima fase di ricognizione speditiva, mentre per una valutazione di maggior dettaglio (schede Aedes), si potrĂ  fare richiesta, compilando un modulo specifico, al Comune, che provvederĂ  ad organizzare il sopralluogo secondo le prioritĂ  del caso, avvalendosi di squadre di tecnici abilitati.

È il Dirigente responsabile della sicurezza dell’edificio che decide, in base al piano di valutazione dei rischi, se procedere all’evacuazione  dopo un evento sismico.

Il Dirigente responsabile della sicurezza ha anche il compito di verificare se sono state emesse ordinanze sindacali di evacuazione e di valutare l’intervento dei tecnici per effettuare le necessarie verifiche di agibilità sull’edificio.

Le previsioni dei fenomeni meteorologici e dei loro effetti al suolo sono raccolte e condivise dalla rete dei Centri funzionali, cardine del Sistema di allertamento nazionale gestito dal Dipartimento della Protezione Civile, le Regioni e le Province Autonome.

Sulla base di queste informazioni, ciascuna Regione e Provincia Autonoma valuta le situazioni di pericolo che si potrebbero verificare sul proprio territorio e, se necessario, trasmette le allerte ai sistemi locali di protezione civile.

Spetta poi ai Sindaci attivare i Piani di protezione civile, informare i cittadini sulle situazioni di rischio e decidere quali azioni intraprendere per tutelare la popolazione.

Il rischio alluvione è molto diffuso in Italia. Le aree che possono essere interessate dall’esondazione

dei fiumi sono individuate dai Piani di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) e dai Piani di assetto idrogeologico (PAI) realizzati dalle AutoritĂ  di Bacino Distrettuali o dalle Regioni nelle mappe di pericolositĂ , dove sono evidenziate le aree potenzialmente interessate da eventi alluvionali. Tali mappe sono redatte dalle AutoritĂ  di Bacino Distrettuali e sono disponibili sui relativi siti internet.

Inoltre, l’Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi: le aree a pericolosità da frana sono contenute nei PAI redatti dalle Autorità di Bacino Distrettuali. Tali aree includono generalmente, oltre alle frane già verificatesi, anche le zone di possibile evoluzione dei fenomeni e quelle potenzialmente suscettibili a nuovi fenomeni franosi. Una mosaicatura è disponibile sul sito internet dell’ISPRA.

Il Comune elabora il Piano di protezione civile tenendo conto delle informazioni dei PGRA e dei PAI e di eventuali altri studi sulle aree a rischio, nonchĂŠ delle situazioni critiche presenti a livello locale.

In particolare, il Piano comunale deve indicare anche quali sono le aree alluvionabili a causa di piccoli fiumi, fiumi tombati, fiumare e reti fognarie, includendo situazioni potenzialmente critiche in corrispondenza di argini, ponti, sottopassi e restringimenti del corso d’acqua.

Ultimo aggiornamento

23 Febbraio 2026, 14:14